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martedì 3 luglio 2012

3 luglio 1944: la Liberazione di Siena

    Perfino al momento della sua Liberazione dal giogo nazifascista, Siena ha avuto delle peculiarità che la rendono a tratti unica nel panorama delle coeve liberazioni. Peculiarità che non sembra inopportuno o pleonastico andare a rivisitare, a 68 anni esatti da quegli eventi.
Siena città liberata senza (quasi) sparare un colpo, al momento del passaggio delle consegne; Siena liberata dagli Alleati senza l'ausilio nè dei partigiani, nè del pur ricostituito Esercito italiano; Siena, città nella quale il fascistissimo Podestà, ingegner Luigi Socini Guelfi, si potè tranquillamente ed orgogliosamente permettere di uscire dalla porta principale del Comune, quel giorno, e di tornarsene a casa senza alcuna scorta, per poi reinserirsi, dopo il 1944, in svariati campi del mondo cittadino.

  Un grande quesito storiografico che spesso ci si pone è: sarebbe stata auspicabile una insurrezione partigiana, di supporto ai francesi, per liberare Siena? Già l'insigne professor Mario Bracci ebbe a rispondere che era stato meglio sacrificare la "gloriuzza" che sarebbe derivata da un'insurrezione partigiana, pensando all'autentico Bene comune, che era ovviamente quello, nell'estate del 1944, di fare in modo che la città ed i cittadini subissero meno danni possibili. Evitare bagni di sangue e macerie, insomma. Mario Bracci aveva del tutto ragione.
"Al nemico che fugge, ponti d'oro", è una vecchia massima delle vicende belliche. L'eretico ha sentito al proposito il parere di Claudio Biscarini, grande esperto di storia militare (locale e non solo), vorace e scrupolosissimo ricercatore di carte d'archivio sul secondo conflitto bellico, il quale 20 anni or sono pubblicò, per la Nuova immagine, un volume fondamentale, sull'evento in oggetto: "1944: i francesi e la liberazione di Siena" (pagine 160, con stupende foto e documentazione varia).
 Biscarini concorda in pieno sul fatto che la non-insurrezione fosse da preferire all'azione partigiana. "I tedeschi avevano già deciso di abbandonare la città perchè indifendibile", ci dice. Il rischio, in sostanza, era quello, per loro, di restare chiusi dentro (Siena è aggirabile, soprattutto da est e da ovest): e non sarebbe certo stato un assedio di stampo medievale...
In più, le armi: pistole e moschetti partigiani ben poco avrebbero potuto contro i pezzi da 105mm dei Panzergrenadier.
Ci fu quindi solo un piccolo scontro a Vicobello, contro i parà teutonici in fase di ripiegamento: ben poco, rispetto ad altre realtà come per esempio Firenze (benchè Biscarini dica che perfino l'insurrezione fiorentina avvenne quando il grosso delle truppe naziste era ormai sul Mugnone, più che sull'Arno).
Alle luci dell'alba di quel 3 luglio 1944, la III Divisione fanteria guidata dal Generale De Monsabert, la IV Divisione marocchina da montagna unita alla II Divisione fanteria (riunite nel Corpo di montagna già in azione dalle parti di Montecassino), capitanate dal Generale Sevez, entrarono dunque in Siena (il 29 giugno erano state passate in rassegna da De Gaulle a Castiglion d'Orcia, come documentato da indimenticabili foto presenti nel libro di Biscarini).
Entrarono da sud-ovest, in particolare da Porta San Marco (dove dal 1994 infatti è presente una targa commemorativa con le parole di De Monsabert che ordinava perentoriamente ai suoi soldati di risparmiare la bellezza di Siena, non tirando "oltre il XVIII secolo", pena la morte).
  L'accoglienza della popolazione fu entusiastica, a tal punto che l'allora arcivescovo Mario Toccabelli (tale dal 1935 al 1961!) ne rimase a tratti scandalizzato.
 Dobbiamo al professor Achille Mirizio l'edizione del "Diario di guerra (1944-1946) di Mario Toccabelli" (Edizioni il Leccio, pagine 186).
 La scelta di campo dell'uomo di Chiesa risulta subito chiara: dal 3 luglio 1944, la città per lui è occupata dagli Alleati. Sì, proprio così: il 14 luglio, per esempio, sarà il "dodicesimo giorno dell'occupazione".
Scrive il 3 luglio il Toccabelli, in pieno afflato manzoniano (si pensi all'Adelchi, in primis).
"Alle 7 passano ai Quattro Cantoni le prime camionette e dei carri armati - in cielo volteggiano leggeri e silenziosi degli aerei. Il campanone della Torre dà alcuni rintocchi, la gente grida, sventola fazzoletti e fa festa ai nuovi venuti. A ME VIEN DA PIANGERE! Liberatori? Anche con le migliori intenzioni, NON POSSONO ESSERE CHE I NUOVI PADRONI. E fin quando si è sotto un padrone non si è liberi e non si fa festa".
Parole (scritte, si badi bene) che vanno ovviamente contestualizzate, ma che restano inquietanti.
Oltre alla forte diffidenza verso i liberatori, l'arcivescovo non riesce proprio a digerire un paio di altre cose: alcuni giovani che escono per strada "uno con il berretto garibaldino e tre ragazzi che portano il ritratto di Garibaldi e cantano Bandiera rossa trionferà", nonchè alcune ragazze, su cui l'alto prelato è sferzante:
"Nauseante il contegno di certe ragazze, che ieri se ne andavano con i tedeschi e ora con i francesi con indifferenza e sfrontatezza".
 Toccabelli almeno in parte si ammorbidisce allorquando vede che i francesi sono amanti dell'arte e della bellezza locale (cosa che era comune ad altri grandi militari del campo opposto, si pensi al tedesco Von Senger und Etterling), nonchè religiosissimi e devoti. Ecco allora che il 4 luglio, dopo la solenne Messa cantata in Duomo alle 8,30, Toccabelli scrive:
"In tutti i presenti fu grande l'edificazione. E dopo la S. Messa sceso vicino ai Generali, dissi loro in francese: "La Francia è sempre la Francia di Clodoveo, di Paray le Monyal, di Lourdes e di Lisieux. Vi ringraziamo dell'inobliabile esempio di fede e di pietà cristiana che ci avete offerto".
 Subito dopo, innanzi al Palazzo Comunale, su cui sventolano le bandiere inglese, americana e francese, fu passata una grande rivista dal Generale in capo, mentre i cannoni sparavano a salve".
La grande manifestazione, però, doveva ancora venire: ci sarebbe infatti stata, non a caso, il successivo 14 luglio. Ne scriveremo, con dovizia di particolari, in occasione dell'anniversario.

20 commenti:

  1. Molto bello quest'articolo....fa riflettere.....la storia di Siena è davvero particolare ed unica, in positivo ed in negativo :).....sono accadute diverse cose a Siena prima, durante e dopo il fascismo che andrebbero approfondite....non visse proprio nella città del Palio uno dei criminali più sanguinosi della storia? un "tranquillo" signore croato....mi sembra di aver letto di recente.....complimenti all'Eretico!!!!Blog fantastico!!!

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    1. Mi unisco ai complimenti.Un capitolo di storia da insegnare ai più giovani

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    2. Sarebbe bello che in questo blog ci fosse più materiale di questo tipo, senza certo abbandonare l'attualità locale.

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  2. cittadino senese3 luglio 2012 20:00

    una proposta a fratello illuminato e all'eretico: predisponiamo una sezione specifica in questo blog dedicata a tutti gli inquisiti e agli indagati del “sistema siena” con il solo nobile obiettivo di ricercare la verità, la verità sulle RESPONSABILITA’ del dissesto universitario,bancario e ospedaliero.Iniziamo a raccogliere dichiarazioni,testimonianze,esempi specifici raccogliendoli in questo BLOG-DOSSIER evitando così che le varie critiche e le collaborazioni vengano disperse in un dibattito troppo generale e spesso di livello non adeguato.Apriamo un BLOG-DOSSIER che non vuole essere un PROCESSO PUBBLICO, per quello confidiamo serenamente nella nostra MAGISTRATURA, ma una prova di orgoglio,una dimostrazione di interesse civico, un messaggio FORTE E CHIARO CHE IL POPOLO DI SIENA NON VUOLE I sultani, non vuole i dissestatori,non vuole gli incapaci, non vuole i mediocri , il POPOLO DI SIENA si merità altro.Forza fratello organizza questa area di confronto libera, che sia utile soprattutto agli INQUIRENTI perchè i politici senesi sono di un livello così basso che nemmeno devono essere considerati

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  3. Bastardo Senza Gloria3 luglio 2012 21:28

    Caro professore grazie! Leggerti è sempre interessante, ma certi post sono veramente meravigliosi.
    Per chi ha sete d'imparare, come me, leggere questi spaccati di storia è come prendere in mano vecchi album di foto e guardarle insieme alla mamma che ti racconta foto dopo foto tutti gli aneddoti che poi sono la storia della tua famiglia.
    Grazie.
    P.s. Se e quando ti sarà possibile ti chiederei che scrivessi sulla gestione del Podestà a Siena, così per capire nei dettagli come sia andata che abbia potuto tranquillamente lasciare il suo mandato senza che nessuno manifestasse alcunchè.

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    1. @BSG -
      qui trovi l'articolo che scrisse il Biliorsi sulla Nazione:
      http://www.lanazione.it/siena/2008/08/19/112214-addio_socini_guelfi_salvo_monte.shtml

      pare che comunque sia stato un podestà tutto sommato abbastanza bravo, uno equilibrato che ha fatto cose buone per la città.Credo fosse abbastanza benvoluto da tutti. E' stato priore del Bruco e anche capitano vittorioso, io credo anche che abbia avuto l'endorsement della contrada per uscire indenne dal comune senza essere aggredito da una massa di contadini inferociti con il forcone, pronti a infilzarlo. A Siena la contrada aiuta molto. Io poi non lo so...perché non c'ero a quell'epoca. Intanto lèggiti l'articolo del Biliorsi.

      BK

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  4. Ma guarda che mi tocca fare! Andare in soccorso del Monsignore.
    Perchè anch'egli ha una lapide commemorativa,o forse ne avrà più d'una;a me piace ricordare questa che recita:

    RESTI SCOLPITO NEL CUORE DEI SENESI
    IL NOME DI
    MONS. MARIO TOCCABELLI
    ARCIVESCOVO DI SIENA (1935-1961)
    IMPLORO' ED OTTENNE DA S.S. PIO XII
    LA PROCLAMAZIONE DI S.CATERINA
    A PATRONA D'ITALIA (5-5-1939)
    EDIFICO' QUESTO PORTICO DEI COMUNI
    DI VETUSTO COLONNATO ADORNO
    IN SEGNO DI DEVOTA ESULTANZA
    NAZIONALE E CITTADINA
    SIENA 28 APRILE 1985
    50° DEL SUO INGRESSO

    Quanto a ciò che Egli, si presume,non possa proprio digerire .....beh! che dire....
    facendo un salto temporale fino al 7 luglio 1960 e spostandomi geograficamente fino a Reggio Emilia,mi fa piacere ricordare un altro anniversario e cinque nomi, con la speranza che oggi siano tutti riuniti,Lassù;il Monsignore e loro:Lauro Ferioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli.

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  5. Complimenti per l'articolo, è molto interessante ricostruire quelle fasi storiche, anche se purtroppo ci furono anche molti spargimenti di sangue, mi permetto solo di ricordare l'Eccidio di Montemaggio

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    1. In attesa di rispondere alle altre domande (per quello che mi sarà possibile) dei lettori, rispondo a questa: certo che ci furono spargimenti di sangue, ma io ho scritto che NON ce ne furono (a parte Vicobello e alcuni "regolamenti di conti") in città. Questo è storicamente acclarato.
      Grazie dei complimenti, l'eretico

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  6. Eretico,

    Ho paura di sbagliare alcune cose, mi aiuti a correggermi ?

    Fu nel 1964 (se non ricordo male) il Palio corso il 3 luglio per ricordare la liberazione ?

    Perchè non citi la tesi di Paolo Maccherini sulla liberazione di Siena ?

    Lo scontro non fu a VicoBello ma a Vico Alto.

    Perchè non parli degli stupri sistematici dei marocchini ? (dateci 3 giorni ... vi lascio 36 ore)

    La frasa "non sparate oltre il 13esimo secolo" è vera o fantasia ?

    Perchè non citi quando i castisti parlarono della liberazione di Siena attribuendola agli alleati ?

    Sui partigiani non hai assolutamente ragione. Non avevano un armamento leggero, anzi !!!! Gli Americani avevano aviolanciato un gran numero di armi che i partigiani tenevano nascoste in alcune località a Rosia (ultimo un ritrovamento nella 73 ponente nei primi anni 2000) vicino la ex Swisel per intenderci.
    Furono le stesse armi che i partigiani ri utilizzarono al momento dell'attentato a Togliatti, che non riconsegnarono agli inglesi che gestirono siena fino al 1944 e che mostrarono ai carabinieri in questa occasione.

    Saluti
    L'Anonimo

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  7. Grazie Eretico!

    BK

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  8. purtroppo, in relazione alla situazione attuale di siena, non c'è un esercito a "liberci" dalla CASTa, ma solo il NOSTRO COMMISSARIO e la MAGISTRATURA; quindi forza Commissario.
    Nei giorni del palio mi è anche giunta voce che il Palio di agosto non è del tutto al "sicuro".
    Magari fosse vero; così alla festa del Pd in fortezza la gente potrebbe cominciare ad andarci con un altro spirito; quello di Barbicone..
    M'è garbato anche questo ti articoli complimenti
    Eretico
    Ciao

    Ale Benve

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  9. Grazie per questo bel pezzo di storia patria.

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  10. " ... A ME VIEN DA PIANGERE! Liberatori? Anche con le migliori intenzioni, NON POSSONO ESSERE CHE I NUOVI PADRONI. E fin quando si è sotto un padrone non si è liberi e non si fa festa."

    Infatti quei "nuovi padroni" sono ancora la (in modi e forme diversi, financo dentro i più profondi gangli della Banca MPS ... tanto per fare un esempio). E ci staranno probabilmente fino a che non arriveranno i prossimi (Russi? Cinesi?).
    E a festeggiare, come ben sappiamo noi delle colonie, sono coloro che meglio si adattano alla colonizzazione che è ancora ben forte, viva e vegeta a Siena come nell' Italia tutta.

    R

    PS: di inquietante nelle parole del Toccabelli c' è solo la straordinaria lungimiranza !

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  11. Fai bene a riproporre, ai confusi e sgomenti senesi di oggi, questi eventi di quasi settant'anni fa, non conosciuti dai più giovani, e comunque esposti al rischio delle interpretazioni storiche mummificate. Per sfuggire ai giudizi in bianco e nero consiglio, allora, anche libri come "La Resistenza in provincia di Siena" di Tamara Gasparri,(1976), dove si parla del CLN senese, del Partito d'Azione e delle formazioni partigiane nella vicenda della "tregua" che portò a risparmiare Siena come "città ospedaliera". Personaggi in primo piano furono allora non solo l'arcivescovo Toccabelli, il Podestà Socini Guelfi, ma anche il capo della provincia Chiurco, squadrista della prima ora... Perché non leggere e discutere anche "Quando i senesi salvarono Siena"(1997) di Pietro Ciabattini?
    A proposito dell'ultimo podestà in camicia nera, Luigi Socini Guelfi,morto all'età di 102 anni nel 2008, ricordo l'abile mediazione con cui -all'epoca della riforma bancaria di Mussolini- riuscì a mantenere a Siena il Monte dei Paschi trasformato in Istituto di credito di diritto pubblico.
    Silvia Tozzi

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  12. clamoroso OT (per l'Eretico): il tuo amico camerata Buffon è stato avvistato a Medjugorije! Vedi un po' te...

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  13. Con grande piacere l'eretico nota che questo pezzo storico ha avuto più lettori di altri simili; con dispiacere, invece, si nota come - parlandone in giro - ci sia una semitotale ignoranza su quei fatti del 3 luglio 1944, anche da parte di persone insospettabili (non faremo nomi, per carità di patria...).
    Ciò detto, alcune puntualizzazioni (quelle sulla mancata insurrezione partigiana, le rimando al nuovo pezzo sull'argomento, il prossimo 14 luglio):
    1) NON risulta che il Palio di luglio del 1964 fosse dedicato alla Liberazione (per la cronaca, fu vinto dal Drago, con Arianna e - udite udite - un fantino di nome Peppinello...);
    2) il Podestà che si dimise per salvare la senesità del Monte (e che si starà ribaltando nel sepolcro) non fu il Socini Guelfi, ma - nel 1936 - il Bargagli Petrucci, su cui ha scritto un'ottima biografia Marco Falorni, una decina d'anni or sono;
    3) la frase completa del De Monsabert (non perfettamente collimante con quella lapidea) è del 3 luglio stesso, pare pronunciata dal colle dell'Osservanza:
    "Sparate a destra o a sinistra, al di là della città, ma che neppure una bomba cada su Siena altrimenti vi farò fucilare". Gli ufficiali, però, insistevano, allora lui concluse: "E sia, ma non oltre il XVIII secolo" (C. Biscarini, "1944: i francesi e la liberazione di Siena", pagina 51).

    Ps Buffon a Medjugorje? Battuta scontata, ma inevitabile: starà scommettendo sulle apparizioni della Gospa...

    L'eretico

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  14. Certo, le armi della Buca Bella di Rosia non possono certo definirsi "pesanti" semmai tante. Poi mancava il "manico" oltre che le armi e combattere i parà non era uno scherzo. Citare la Gasparri è citare un volume valido, ma antidiluviano (anno di pubblicazione 1976). Anche se Siena non ha brillato per studi documentati, qualcuno in verità è uscito, ma solo di rifritta memorialistica altri hanno lavorato e presto, compreso i fatti della Buca Bella e non solo, daranno conto del loro lavoro. Perché non parlare delle violenze dei marocchini? Come sopra ma ci furono anche le violenze carnali dei tedeschi e la zona di Monteriggioni ne dovrebbe sapere qualche cosa.Maccherini? come la Gasparri anzi peggio nel senso della ricerca datata. E' vero, nel contado di Siena ebbe asilo quell'Ante Pavelic che non fu certo uno stinco di santo.La frase di Monsabert? Ci credettero anche le donne senesi perché nel museo delle truppe coloniali francesi è conservata una sciarpa ricamata dalle dame della città dove è scritto "Nessun proiettile cadrà su Siena" e il vecchio Monsabert, ridendo e bofforchiando, l'ha sempre ripetuta e mai smentita. Falso storico le 36 ( qualcuno dice 48) ore di sacco e bordello dato da Juin alle sue truppe.Anzi, all'archivio militare di Parigi si conserva un documento che condanna tali violenze a firma di Alphonse. Ovviamente, in pratica le violenze ci furono eccome.

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  15. Dunque a volte la storia è bizzarra.
    Il podestà fascista Gigi Socini Guelfi - che Biliorsi descrive in un articolo sulla Nazione del 19 agosto 2008 come "un illuminato podestà, che dopo Bargagli Petrucci e Tadini Buoninsegni aveva costruito una città di grande dignità sociale" e ancora "Basterà per questo ricordare come fermò la mossa governativa di portare il Monte dei Paschi a Roma, accettando di buon grado la trasformazione della Banca in Istituto di Credito di diritto pubblico con le nomine della Deputazione" - ha mantenuto il Monte dei Paschi a Siena, mentre il binomio piddino Mussari/Ceccuzzi ha consegnato il Monte nelle mani di Roma. Se ho ben capito....

    bk

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  16. Caro Eretico, non avevo scritto che per salvare la senesità del Monte dei Paschi, il podestà Socini Guelfi si era dimesso. Al contrario, ho voluto ribadire che era rimasto al suo posto, riuscendo a salvare il salvabile, mentre i suoi predecessori avevano dato le dimissioni come atto di protesta contro la riforma bancaria di Mussolini.
    Silvia Tozzi

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